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parole di Lorenzo Becciani

dicembre 4th, 2016

Addio Proust!
Io Non Ho Mai Perso Il Controllo

‘Alla ricerca del tempo perduto’ è una delle letture giovanili che più ha formato il mio istinto da scrittore quindi non ci penso nemmeno ad abbandonarlo. A volte capita di perdere il controllo ma cerco sempre di fare prevalere la ragione e credo che anche i fiorentini terranno a cuore i commenti più razionali rivolti al loro debutto. Ascoltandolo si percepisce il talento di Mattia Gonnelli e poco altro, in parte per le scelte compiute in termini di produzione che lasciano un po’ indietro il resto e in parte perchè gli animi lisergici e sinistri che hanno animato le registrazioni non sono sufficienti a coprire i limiti del songwriting. In attesa che questo cresca e che il progetto assuma sembianze più mature, le visioni dei fiorentini attraggono la mia curiosità rammentandomi la fantasia di Farewell To Heart And Home e Mitici Gorgi. Agli Addio Proust! piacciono pesci e bovini, le grafiche di Francesca Sandroni e il garage rock anni novanta. In generale l’album propone un mix tra alternative e psichedelia con dissonanze ed imperfezioni collocate ad arte per rendere il risultato finale il più vicino possibile alla dimensione live. Di sicuro rimangono ‘Sulla Coda Di Novembre’ e ‘Alieni’; una buona base di partenza per togliersi delle soddisfazioni.

dicembre 3rd, 2016

Luca Turilli’s Rhapsody
Prometheus, The Dolby Atmos Experience + Cinematic And Live

Il destino aiuta gli audaci. Quante volte avete sentito queste massima e quante volte le sceneggiature dei film sono state scritte in tal senso. Questa release è quanto di più tecnologico e vicino al mondo del cinema e dei videogiochi che si possa pensare e sono felice che vada a premiare i Rhapsody e nello specifico ‘Prometheus’, non solo perché stimo Luca Turilli ma soprattutto perché quel disco è bellissimo e merita di essere ascoltato in una nuova veste. In attesa che la reunion si compia e che la Dolby Atmos Experience si diffonda sugli scaffali di tutti i negozi di elettronica, Yamaha e Nuclear Blast si sono accordate per immettere sul mercato il gigantesco remix di Chris Heil (Scorpions, David Bowie) in formato Blu-ray con l’aggiunta del doppio ‘Cinematic And Live’. Come lo stesso chitarrista e compositore ha sottolineato: “il nuovo suono del Dolby Atmos si sposa perfettamente con la musica dei Luca Turilli’s Rhapsody di natura emozionale, visionaria e cinematografica. Questo genere è perfetto per dimostrare le potenzialità di una tecnologia incredibile, destinata a rivoluzionare il campo dell’esperienza musicale.” Anche se ciò non avvenisse l’esperienza a cui sono andato in contro munendomi di un impianto Dolby Atmos è stata superba ed a tratti ho veramente percepito la sensazione di essere davanti all’orchestra o nel mezzo dei musicisti. È come se gli arrangiamenti sinfonici di ‘Prometheus’ fossero stati ulteriormente amplificati dando spazio alle decine di layers che caratterizzano ogni traccia. La bravura di Chris Heil è stata più che altro quella di non rendere finte o plastificate certe soluzioni ed il live, prodotto insieme a Alex Landenburg e mixato da Christian Moos, rappresenta un modo di mettersi alle spalle lo split e godersi ancora una volta l’epicità di ‘Dawn Of Victory’ o ‘Emerald Sword’.

dicembre 2nd, 2016

Sturqen
Piranha

Altra splendida release della Kvitnu – non fosse altro per la curiosa geometria del cartonato in cui è inserito il disco – che questa volta ha spinto la sua ricerca fino al Portogallo. Sturqen è artista detito ad un industrial sperimentale con uno spiccato ascendente rhythmic noise. Nelle sue deviazioni c’è la passione per la tecnica e la pulizia del genere ma anche un’indole violenta che frattura più che volentieri le linee melodiche lanciate dalle macchine a sua disposizione. IDM, trance, ambient oscura improvvisamente attraversata da fasci di luce accecanti, solitudine, atroce distacco. Questi gli elementi che contraddistinguono il viaggio di ‘Piranha’ tra rumore e silenzio. Non vi fate ingannare dai primi brani che non sembrano tanto il risultato di un processo compositivo spontaneo quanto esercizi di stile perché col passare dei minuti l’album cresce a dismisura. ’47’ il pezzo chiave, quello che trascina l’ascoltatore verso ‘K2n’, ‘Facce’ e ‘Parkus’ corpo significativo di un impianto sonoro che richiede un’analisi profonda.

dicembre 1st, 2016

Luminance Ratio
Like Little Garrisons Besieged

Luminance Ratio e’ un trio formato da Gianmaria Aprile (UVMMS, Fratto9 Under The Sky Records), Andrea Ferraris (Airchamber3, Ur, Ulna, SilMuir) ed Eugenio Maggi (Cria Cuervos, Slave Auction) e il loro proposito è quella di “rivedere” la natura dell’utilizzo dei drone nell’elettronica sperimentale di oggi e nel frattempo allontanarsi dai propri interessi personali in una sorta di “condivisione di idee globale”. ‘Like Little Garrisons Besieged’ è un debutto che si muove quindi tra elettroacustica, folk e improvvisazione e durante le recording sessions sono stati usati laptop, chitarre acustiche ed elettriche, microfoni a contatto, vibrafono, glockenspiel, piatti, percussioni, synth e minidisc, kaoss pad ed effetti, in una costante ricerca di equilibrio e trasformazione delle fonti sonore. Tra le influenze principali vengono citati Oren Ambarchi, Lawrence English, Darren Tate e Aidan Baker ma è talmente spiccato il viaggio mentale a cui verrete sottoposti che non riuscirete a distogliere il pensiero a nessun altro profilo musicale. Il vero capolavoro del disco è la nebbiosa ‘Sunday Is Grey’ ma spettacolare anche il remix finale di Paul Bradley (Twenty Hertz, Monos) che riassembla l’intero album esibendo in un colpo solo tutti i poteri e il fascino dell’elettronica moderna.

novembre 30th, 2016

Leafblade
Beyond, Beyond

Quello che Sean Jude e Danny Cavanagh sono riusciti a creare non è solamente una porzione di musica che potrete ascoltare sdraiati su un prato verde o nella claustrofobica camera che il fato vi ha messo a disposizione, non è soltanto un grido di gioia – eppure a tratti lugubre e decadente – nei confronti della natura e del suo potere infinito ma una testimonianza unica di come l’arte in genere abbia ancora dei valori unici e indispensabili per potere proseguire il nostro passaggio su questa terra. ‘Beyond, Beyond’ è un album magnifico, una carezza che viene dall’alto, emozionante viaggio come appare nel suo incedere delicato e suadente. La struttura portante del disco è costituita prevalentemente da deflussi acustici, momenti in cui ci si sofferma ad ammirare la luna e si prega per un ritorno al passato, attimi solenni in cui l’eco di Led Zeppelin e Nick Drake riecheggia nella vallata. Il passato teatrale di Sean Jude spiega la profondità della sua intepretazione vocale e quando il chitarrista di Anathema e Antimatter entra con illusoria timidezza nelle trame musicali la luce appare all’orizzonte e comincia a scaldare l’ascolto. L’iniziale ‘The Whispers Of Cavras Unas’ vi illustrerà gli elementi necessari per partire per questo lungo viaggio che toccherà cime ineguagliabili – ‘Rune Song’ e ‘The Spirit Of Solitude’ – prima di riportarvi ai problemi quotidiani, alle arrabbiature e al rumoroso fastidio della vita di tutti i giorni. Dietro la musica dei Leafblade c’è l’amore per la cultura celtica, l’insofferenza per l’incapacità di comunicazione che caratterizza le nostre esistenze e una certa rassegnazione nei confronti di quel giorno in cui la Natura tutto si riprenderà.

novembre 29th, 2016

Three
Revisions

Il disco che sancirà la separazione tra i Three e la Metal Blade è una raccolta di vecchi brani del gruppo guidato da Joey Eppard che ha saputo selezionare le tracce facendo in maniera da raggiungere una forte coesione generale. Questo è il pregio migliore di ‘Revisions’, un disco che scivola via leggero sebbene alcune parti siano piuttosto intricate come nella tradizione degli americani. Il ricordo dei concerti di supporto ai Porcupine Tree o la partecipazione al Progressive Nation Tour non devono ingannare perché di prog rock nelle loro trame ce n’è veramente poco. La loro è una visione adulta di un alternative che può diventare intricato, complicarsi la vita, aprire a soluzioni acustiche oppure sfociare direttamente nel pop. In questo senso l’amicizia con i Coheed And Cambria non è certamente casuale. ‘Anyone Human’ e ‘Lexicon Of Extremism’ i pezzi più avvincenti di questo sguardo al passato che per il gruppo potrebbe significare speranza in un futuro migliore. Una voce come quella di Eppard merita la vostra fiducia.

novembre 28th, 2016

Haulin’ Ass
Towards Which Future

Dopo dieci anni di concerti (tra i compagni di viaggio troviamo gruppi del calibro di Strung Out, Born From Pain e To Kill), extended play e maledizioni underground è arrivato il momento per gli Haulin’ Ass di dare alle stampe il loro primo lavoro su lunga distanza. ‘Towards Which Future’ è un concept album di hardcore definito dalla stessa band non convenzionale. Le dodici composizioni sono suddivise in tre sezioni (passato, presente e futuro) che nasce da una profonda riflessione sul significato di tempo e sulle conseguenze esplicite e implicite sulla nostra esistenza. ‘Get Me Sick’, ‘Lei Regina’ e ‘Rock’n’roll Nightmare’ i pezzi più interessanti di un disco piacevole ma purtroppo carente per quanto riguarda suoni e produzione. Finchè l’obiettivo è quello di divertirsi va bene ma se invece il desiderio è quello di andare oltre credo si debba apporre maggiore cura a certi particolari diventati indispensabili in un periodo storico del mercato musicale laddove la concorrenza si è fatta massiva e agguerrita.

novembre 27th, 2016

The Few Against Many
Sot

Devo ancora riuscire a districarmi da questo ammasso di rovine industriali sul quale sono stato scaraventato poi forse riuscirò a riprendermi. ‘Sot’ è la prima pubblicazione che vede protagonista Christian Älvestam a un anno circa dalla sua dipartita dagli Scar Symmetry e insieme ai Miseration – dei quali parleremo presto approfonditamente – i Few Against Many incorporano la rabbia del cantante allo stato meno represso e più melodico ma non per questo meno lesivo. ‘Sot’ è costituito da otto composizioni che mi hanno riportato alla mente l’organicità di ‘Still Life’ degli Opeth e ‘Crimson’ degli Edge Of Sanity creatura di Dan Swanö quando viaggiava ai massimi livelli. In ‘SOT’ troviamo la stessa carica epica e lo stesso equilibrio tra tecnica, melodia, caratura progressive e estetica retrograda. Al fianco di Älvestam troviamo nomi “tutelari” quali Mikael Stanne (Dark Tranquillity) e Jonas Renkse (Katatonia) che si sono occupati di redarre i testi dell’album e il polistrumentista Jani Stefanovic (anche lui nei Miseration). Delle parti vocali se ne occupa principalmente Par Johansson e l’alternanza tra sezioni orchestrali (‘Hädanfärd’), volumi aggressivi (‘Bränd Mark’ e ‘Blod’) e soluzioni di natura più sperimentale (‘Abider’) risulta assolutamente efficace. Stupenda e brutale la copertina realizzata da Dan Seagrave un tempo collaboratore degli Entombed. Qualcuno mi aiuti vi prego..

novembre 26th, 2016

The Plight
Winds Of Osiris

Prosegue il percorso di affermazione in campo hardcore dei Plight che dopo avere diviso il palco con gruppi del calibro di Poison The Well, Gallows e Converge sentono la necessità impellente di togliersi di dosso l’etichetta di emergenti. ‘Winds Of Osiris’ è un ottimo debutto su lunga distanza, prodotto e distribuito come dio comanda e solido quanto basta per non finire nel dimenticatoio dopo un paio di ascolti. Curiosamente le tracce più deboli sono le iniziali ‘Spit On The Cross’ e ‘Lovesick Maniac’ e infatti da ‘Into The Night’ in poi il disco inizia a decollare con la voce di Alistair Mancrief che mette in mostra tutte le sue qualità. ‘Sick Of The Dreaming’, ‘Before The Law’ e ‘Hard To Swallow’ i brani più interessanti del lotto ma il gruppo di Leeds ha tutto per fare molto meglio. Sentiremo parlare ancora dei Plight questo è fuori di dubbio. Per il momento gustateveli dal vivo appena saranno dalle vostre parti.

novembre 25th, 2016

Devar
Alternate Endings

Nel gelo di Bergen sono spesso le forme più eclettiche e varie di black metal a emergere adesso che i classici rimarranno incastonati per sempre nella pietra e i ragazzi non faticano ad ammirarli anche in perfetta solitudine. Nella loro esperienza musicale i Devar tentano di incrociare la memoria storica degli Arcturus o dei Borknagar con soluzioni più rock e gotiche che ricordano in maniera morbosa ‘How The Gods Kill’ di Danzig. Il progetto è certamente accompagnato da competenza ma purtroppo minato da un suono monocorde e spesso inefficace che finisce per rendere l’ascolto stucchevole. L’evolversi di ‘The Siren’ e ‘H.M.H.’ svela in pochi minuti quelli che sono i segreti di ‘Alternate Endings’ – il cui artwork è stato realizzato da Mauro Berchi dei Canaan – mostrando i limiti dell’impostazione vocale di Devar e una certa approssimazione negli arrangiamenti. Quello che sarebbe un concept interessante viene quindi a svilirsi in fretta e quando il led digitale si spenge del disco si ricorda ben poco.

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